Cerca

La Pretesa

Il Giornale on line del Liceo Scientifico "Ernesto Basile"

Eccoci…

gggggggggggggggggggggggggg

di Alessandro Chiolo

La Pretesa

Eccoci, ci siamo: dopo una trepidante attesa, oggi è il giorno della messa on line de “La pretesa”, il giornale  del Liceo Scientifico Ernesto Basile che ha la “pretesa” di diventare e far diventare grandi, ma che parte umilmente utilizzando uno spazio web gratuito e con qualche restrizione.
Il nome non è chiaramente casuale e devo confessarvi che il dibattito per sceglierlo è stato abbastanza acceso e ricco di partecipazione. Alla fine “La pretesa” ha convinto tutti ed effettivamente, dietro questo nome c’è un significato che trascende la parola stessa. Dietro il nome ci stanno un gruppo di ragazzi che costituiscono la redazione di questo giornale e che nutrono “la pretesa” di farsi sentire; attenzione, “la pretesa” non è arroganza, quanto piuttosto “la pretesa” di volere essere ascoltati su temi di contenuto. In una società, dove a nostro avviso, la voce dei giovani viene messa in sottofondo per dare spazio ai più navigati, “la pretesa”, vuole essere la voce di chi troppo poco, spesso, viene ascoltato, facendo sì che si precluda ex ante un’opportunità di confronto.
Se vivi con i giovani, dovrai anche tu diventare giovane” diceva Giovanni Paolo II, ed è questo quello che il giornale vuole trasmettere: dare spazio ai giovani all’interno di un confronto che vuole essere proficuo per tutti: “la pretesa” dei giovani di essere ascoltati come adulti e quella degli adulti di essere ascoltati dai giovani. Ecco perché “la pretesa” nasce come giornalino d’istituto, ma nutre la speranza di crescere come giornale a 360* e campo di confronto. All’interno di esso troverete argomenti di vario genere, ognuno dei quali curato dai nostri giovani. I ragazzi hanno piena di libertà di pensiero; gli articoli non verranno censurati da parte mia a meno che non tendano ad offendere (sicuramente in modo involontario) qualcuno. Per questi motivi la pretesa è campo di confronto sin dalla sua nascita e spero ci perdonerete per qualche imperfezione, ma ci auguriamo di migliorarci strada facendo.
L’idea iniziale di un giornale d’istituto è stata di Antonio Campanile, oggi vice caporedattore, che ha voluto riproporre un’esperienza che anni fa il Liceo Ernesto Basile ha vissuto con il suo ex giornalino “Basilisco”, curato dal prof. Messineo; all’inizio ci siamo chiesti se fosse stato il caso di riproporre quel nome, ma dato le ambizioni che nutriamo questa volta, abbiamo voluto ricominciare da zero, assumere le esperienze pregresse, farne tesoro ma ripartire da un nuovo inizio. Il giornale non sarà esclusivamente di coloro i quali, oggi, compongono la redazione, ma anche di tutti quei ragazzi ed adulti che in esso vorranno trovare un canale per farsi sentire, proporre riflessioni ed argomenti per confrontarsi; del resto, il mandare on line il giornale nasce dall’esigenza di socializzarlo ad un pubblico più numeroso e trasversale possibile . Una porta che si apre sul futuro dei nostri giovani, ecco la Pretesa: un luogo virtuale di incontri sostanziali, un luogo dove crescere insieme, dando forma e sostanza ad idee che ci rappresentano.
Luogo di idee, “la Pretesa”, luogo di idee e di passioni, luogo all’interno di cui si coltiva ciò che sta “sotto la nostra pelle” e senza cui la “nostra pelle non avrebbe senso”.
Il riferimento appena fatto è ripreso da un editoriale di Ingrassia, sul giornale L’Ora, scritto nel 1947, in seguito alle minacce ricevute dall’omonimo giornale, da parte del bandito Giuliano, il quale minacciava di far “rimettere la pelle” ai giornalisti impegnati in quel quotidiano. Ingrassia rispondeva con un editoriale divenuto famoso, in cui così scriveva: ” La pelle è un tessuto che ha un valore se sotto ci sono tanti organi fra i quali il cervello e il cuore e quindi un’idea e una passione. Se per paura dovessimo rinunciare all’idea, a che ci servirebbe la pelle?”
L’augurio che faccio ai miei ragazzi è proprio questo: il dar valore alla “propria pelle” coltivando idee e passioni, alimentando sogni e guardando con fiducia a veri ideali, avendo la forza ed il coraggio di difenderli.
Ecco “la Pretesa” di oggi, per un giorno migliore domani: ad maiora ragazzi.

Featured post

Quando gli occhi dell’anima altrui ti fanno essere persona

IMG_2041In queste difficili settimane passo le mie giornate tra lezioni on line con i miei studenti, letture, fotografia (per quel che è possibile) e scrittura. Inutile dire che probabilmente con lo stare a casa, anche il tempo passato sui social è aumentato esponenzialmente proprio perché i social mi permettono di tenere una sorta di cordone ombelicale con il mondo esterno. Leggo le notizie anche se preferisco affidarmi a giornali e telegiornali, ma soprattutto frequento forum, leggo commenti, pareri e guardo immagini. Si, mi capita in questi giorni di vedere tantissime fotografie postate da migliaia di utenti su quei forum che si sono creati solo qualche settimana fa e che vantano già migliaia e migliaia di iscritti. Sono i forum relativi alla pandemia, sono i forum in cui spesso c’è gente che scrive di volere un abbraccio virtuale perché sola a casa o in cui appaiono le foto di quei medici e di quegli infermieri che combattono in prima linea. È guardando proprio queste ultime foto che mi sono soffermato a guardare gli occhi dei soggetti ritratti. Le mascherine impediscono di cogliere i tratti dei volti, un sorriso o altro, ma quegli occhi no, quegli occhi sono davvero lo specchio dell’anima, sono occhi di chi sta sorridendo per dare coraggio a chi si soffermerà a guardare dall’altro lato del pc quello sguardo, sono occhi stanchi e disperati di chi sta utilizzando tutte le sue forze per assistere chi è ammalato, occhi di speranza, occhi di sconforto e stanchezza. Sono gli occhi di chi non mente, gli occhi che parlano, gli occhi che purtroppo, la nostra società aveva smesso di guardare. Io non so quando tutto questo finirà ma credo che la società che ne verrà fuori sarà una società migliore, una società all’interno di cui ognuno di noi avrà avuto il tempo di riappropriarsi del proprio tempo ed in cui, mi auguro, ognuno di noi avrà riacquisito la capacità di guardare negli occhi la gente, leggendo in quegli occhi l’anima di chi ha dinnanzi. Mi auguro che quando tutto questo sarà finito, ognuno di noi avrà acquisito la capacità di apprezzare gli altri, il loro fare, il loro lavoro; ma mi auguro soprattutto che ognuno avrà acquisito la capacità di considerare il proprio essere, il proprio fare e il proprio lavoro non come fine a se stesso ma come qualcosa di utile, di importante per l’altro. Gli occhi non ingannano ma ognuno di quegli sguardi sembra dire “io sono qui per te, non temere”. Penso sia questo uno dei più importanti insegnamenti che dovremo imparare da tutto questo. Le foto postate sui social sono le foto delle persone più svariate, che si occupano delle cosa più svariate ma che offrono se stesse agli altri: sono gli occhi di medici e infermieri ma sono anche gli occhi delle cassiere dei supermercati che continuano a lavorare, sono gli occhi dei camionisti che assicurano gli approvvigionamenti, sono  gli occhi di quei docenti che impegnando i ragazzi tengono in piedi un’istituzione scolastica che avrebbe rischiato, col suo crollo di fare  precipitare la società e la ragione nell’oblio, sono gli occhi delle persone che igienizzano e fanno le pulizie per permettere agli altri di lavorare aumentandone il livello di sicurezza, sono gli occhi degli uomini delle forze dell’ordine che continuano a stare in strada per assicurarci che tutto vada bene, sono gli occhi di quei sacerdoti che confortano gli ammalati e tramite social portano nelle case Dio, la Sua Parola o il conforto del Santo Rosario, sono gli occhi di chi anonimamente e senza clamore ogni giorno si sveglia e va, nonostante tutto, a compiere il proprio dovere. Ognuno in questo Paese che si chiama Mondo, sembra stia cominciando a tornare all’essenza del proprio essere, sembra stia tornando a considerare se stesso non egoisticamente ma come un essere per l’altro, per il prossimo; credo che ognuno, in questi giorni, faccia ciò che deve fare non per se stesso, ma per gli altri, per la società in cui vive, per il mondo cui appartiene perché sa, che mai come oggi, anche quella sua piccolissima parte può cambiare le cose. È questa la più grande lezione che dovremmo imparare da questa calamità: non siamo nati per stare soli, non siamo nati per essere individui, non siamo nati per essere egoisti, quanto piuttosto per essere “persone”, essere in relazione con gli altri ed essere soprattutto per gli altri. Mi auguro che in quest’ottica anche chi, fino ad ora, ostinatamente, egoisticamente e incoscientemente, ha continuato ad uscire di casa infischiandosene dei decreti ma soprattutto proprio degli altri, si faccia un esame di coscienza e capisca quanto in questo momento, più che mai, da ogni nostro comportamento derivano conseguenze che investono l’intera società, che non riguardano solo noi ma tutti quelli che ci stanno vicino e non solo. Mi auguro che quando tutto questo sarà finito, avremo imparato a guardarci e a leggerci negli occhi, apprezzando il fare qualcosa di ognuno di noi, quel fare che se ognuno facesse con l’amore con cui lo sta compiendo adesso, ci permetterà sicuramente di vivere meglio.  Mi auguro che all’alba di un futuro roseo nuovo giorno, avremo imparato ad amarci un po’ di più amando noi stessi attraverso gli altri.

Lettera ai nostri alunni

IMG_2041.jpg

Cari ragazzi,

non so di preciso da quanti giorni non ci vediamo, ma il tempo trascorso appare già come un’eternità. La difficile situazione ci impone di stare ad una distanza infinita che neanche un pc con la più veloce delle connessioni potrà mai azzerare. La scuola italiana sta vivendo un momento unico, straordinario ed eccezionale, difficile da gestire ma che ci auguriamo, tutti, passerà nel più breve tempo possibile. I docenti si sono resi operativi tramite pc e digitalizzazioni varie sin da subito e voi avete risposto, come sempre, in brevissimo tempo con la vostra presenza, il vostro supporto e il vostro Esserci. Ritengo che mai come adesso, ciò che sta accadendo a voi come studenti e a noi come docenti, ci stia facendo capire il vero significato di scuola, da intendere non come mera “lezione” ma come piccolo grande nucleo sociale fatto di rapporti umani. Lo so cari ragazzi, mancano anche a me i nostri sguardi, mi mancano i vostri occhi sgranati che mi fanno capire quando fermarmi durante la spiegazione o quando ripetere alcuni concetti che evidentemente non sono riuscito a rendere chiari, ma mi mancano anche quegli sguardi che sembrano dire “ancora prof., non si fermi, continui…”, mi manca lo stupirmi quando a fine lezione mi sento dire “peccato che sia finita prof. La lezione di oggi mi è piaciuta” oppure “un’altra ora l’avremmo fatta volentieri”.  Mi mancano le battute durante le nostre lezioni, mi manca imparare da voi la leggerezza dei vostri 18 anni e mi mancano le vostre domande. Mi manca quel brivido sulla schiena che provo ogni volta che qualcuno di voi alza il suo braccino e dice “prof. Posso farle una domanda? Ma non c’entra nulla con quello che stiamo dicendo…”, mi manca l’emozione di starvi dinnanzi e il brivido di mettermi ora dopo ora, giorno dopo giorno, in gioco insieme a voi. Mi mancano gli occhi lucidi, i nodi che ti salgono in gola quando si affrontano temi delicati, mi manca la vostra sensibilità che fa sentire tutti noi adulti un po’ più giovani, un po’ più vulnerabili e un po’ più umani, mi mancano gli abbracci emotivi che ci scambiamo senza toccarci ma che ci fanno stare a molto meno di un metro di distanza. Mi manca la scuola così come la vivo io, mi manca la scuola che da dietro un PC, difficilmente si potrà trasmettere ma che comunque, sono certo, tutti noi proveremo a farvi vivere come una delle tante stagioni della nostra e della vostra vita. Avete un po’ di paura? Non temete; abbiamo parlato tante volte della paura, abbiamo detto quanto non dobbiamo avere paura di avere paura e abbiamo sottolineato quanto l’avere paura ci renda umani, fragili, meravigliosamente persone. La paura va gestita e noi dobbiamo riuscire in questo, senza dunque lasciarci prendere dal panico. Ricordate che non siamo super eroi, ma persone normali, piccole, con le nostre fragilità e le nostre potenzialità; per questo vi invito a seguire le indicazioni dell’ISS: lasciate perdere i luoghi aggregativi, mostrate la vostra maturità all’Italia intera, rimanete a casa a leggere un buon libro, a vedere un bel documentario ad ascoltare un po’ di musica. Approfittate di questo difficile periodo, per ascoltare il silenzio ed  ascoltarvi, vi ritroverete, alla fine un po’ più grandi, un po’ più maturi, un po’ più amanti della vita e anche di quella scuola che da domani tutti noi apprezzeremo un po’ di più.

Con affetto il vostro prof. Chiolo A.

“Uomini soli” al Liceo Ernesto Basile

Giorno 29 Gennaio, presso l’auditorium “E. Teresi” del nostro liceo, si è svolta la presentazione del libro “Uomini soli” di Attilio Bolzoni, giornalista sin dal 1983, che scrive per il quotidiano la Repubblica” occupandosi principalmente di mafia e di Sicilia.

“Uomini soli”, edito da Melampo Editore, narra dettagliatamente la storia di quattro uomini che hanno fatto la storia delle lotta alla mafia nel secolo scorso: Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Quattro uomini, spesso definiti eroi, che dovettero affrontare non pochi ostacoli durante la loro carriera.

Uomini, così l’autore preferisce che vengano definiti, che nonostante furono abbandonati dalle istituzioni, dai colleghi e anche dagli stessi amici (da qui il titolo del libro), non rinunciarono a perseguire i propri ideali e obiettivi.

Bolzoni così, attraverso il proprio punto di vista, ci offre la descrizione della Palermo degli anni Settanta ed Ottanta, una Palermo omertosa ed indifferente, nella quale gli omicidi erano letteralmente all’ordine del giorno.

Scopo della conferenza era quello di sensibilizzare i ragazzi sulla questione riguardante il  fenomeno mafioso che, come viene sottolineato, è cambiato nel corso degli anni ed ha sicuramente un aspetto differente rispetto al passato.

Ospite anche il dottor Francesco Accordino, ex capo della Squadra Mobile di Palermo negli anni Ottanta, che vanta di aver indagato su più di mille omicidi.

A dirigere la presentazione e condurre l’intervista il professore Alessandro Chiolo.

Alla conferenza era presente anche il preside del liceo, il professore Angelo Di Vita.

 

Articolo a cura di:

Giulia Ferrigno

Clara Cavaliere

Le foreste non sono solo sulla terra

Le foreste non sono solo sulla terra:

riforestiamo la baia di Mondello

Il 5 dicembre, presso l’Hotel Palace di Mondello, si è tenuta una conferenza offerta dalla Coop e organizzata da Maria Prestigiacomo, assessore al Mare e alle Coste del Comune di Palermo; Domenico Ortolano, presidente associazione Castello e Parco di Maredolce; Carlo Filippo Luzzu, amministratore di Biosurvey; Agostino D’Amato, presidente del Consiglio di zona soci Coop Alleanza 3.0.

Gli ultimi dati rivelano che la baia di Mondello ospita un enorme campo di “Posidonia oceanica” che sta morendo lentamente e, di conseguenza, può nuocere all’ambiente e soprattutto a noi stessi. La Posidonia è una pianta acquatica fornita di foglie e fiori e si trova solo nel Mar Mediterraneo.

Anche se occupa un’area intorno al 3% dell’intero bacino, rappresenta una chiave importante dell’ecosistema marino. A partire dal ’72 è costantemente sottoposta agli ancoraggi di centinaia di imbarcazioni, all’inquinamento e allo sradicamento da parte dei proprietari dei lidi di Mondello. La scomparsa della pianta provoca notevoli ripercussioni sia sulle nostre spiagge, sulla pulizia del mare, sulla fauna e, soprattutto, in noi. Tale pianta fornisce molti vantaggi: cattura le impurità che potrebbero essere nocive, stabilisce un equilibrio nell’ambiente marino durante i cambiamenti delle stagioni ed è utilizzata, inoltre, per scopi farmaceutici.

Al fine di ripristinare, tutelare e riciclare la pianta della baia, l’associazione Castello e Parco di Mare Dolce, con il supporto di Biosurvey, ha realizzato un progetto per ripiantare la Posidonia in un sito già validato per la ricerca. Buona parte delle attività sono eseguite con il coinvolgimento diretto dei giovani e del pubblico. Il progetto è interamente finanziato dai soci Coop Alleanza 3.0 attraverso la campagna nazionale in difesa dell’acqua “Io sì” che ha sostenuto complessivamente 60 iniziative nelle regioni in cui opera la cooperativa; essi invitano inoltre la clientela a comprare i loro prodotti così da estrarre una percentuale dal guadagno e investirlo nei loro progetti, ad esempio la riforestazione della baia.

Il loro piano è, dunque, piantare la Posidonia con una struttura biodegradabile, interamente fatta di mais, nella sua naturale posizione a stella, per poter raggiungere più efficacemente lo scopo. Purtroppo atti di vandalismo per la cattura dei pesci hanno danneggiato il progetto, ma si sta procedendo alla risoluzione del problema.

In conclusione, se si desidera il proprio benessere e quello dell’ambiente, è consigliato comprare i prodotti della Coop per finanziare i loro progetti.

Progetto di Roberta Russo della 3BSA

 

Basile e Ambiente, un binomio inscindibile

Giorno 5 dicembre presso il Palace Hotel di Mondello si é svolta una conferenza sull’ambiente con lo scopo di sensibilizzare i giovani presenti sull’ importanza della Poisidonia presente nelle coste siciliane.

È stato anche presentato il progetto di riforestazione realizzato grazie anche al contributo di Coop Alleanza 3.0 che si occupa di finanziare progetti di questo tipo sul tutto il territorio italiano.

Fondamentale per la riforestazione é anche il contributo dell’associazione “Castello Maredolce” rappresentata dal signor Ortolano che durante la conferenza dice ” noi siciliani ci siamo sempre lamentati della sporcizia e delle cose che non vanno adesso è il momento di agire”

Per quanto riguarda Il progetto presentato esso è basato sul posizionamento della Posidonia oceanica nei fondali ed è fondamentale dal momento che serve a trattenere la sabbia nelle spiagge, ad evitare l’erosione e a riqualificare il mare in modo che vengano introdotte tante sostanze indispensabili per il mare. Nella conferenza è stato ribadito più volte che é sbagliato rimuovere la Posidonia spiaggiata ciò viene anche confermato da delle normative emanate dal ministero dell’ambiente, l’importanza di questa pianta sta proprio nel beneficio che essa produce. La Posidonia nel Mediterraneo è in forte regressione e dalle ricerche i dati ci  dicono che ne è stata persa il 34% negli ultimi 50 anni. Le cause di queste scomparse sono principalmente antropiche. Biologi e tecnici hanno dapprima prelevato i germogli di Posidonia dai fondali, poi li hanno inseriti in una struttura a raggiera in mater-bi, una bioplastica a base di mais, di proprio brevetto. Infine, la struttura è stata messa a dimora sui fondali.

Articolo a cura di:

Guercio Giuseppe

Caltabiano Andrea

 

Foto di:

Crivello Francesco

Strage di Capaci, Palermo non dimentica

Strage di Capaci

Palermo non dimentica

 

Oggi 23.05.2019, presso il Giardino Della Memoria (Capaci) si è tenuta la manifestazione per la commemorazione del 27° anniversario della strage di Capaci, in cui vennero uccisi dal potere politico-mafioso: il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e la sua scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.

 

A partecipare sono state molte scuole di vario ordine e grado di tutta la regione – arrivate sul luogo con mezzi della Finanza, Polizia e Carabinieri-; presenti alla manifestazione inoltre, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, la moglie di Natale Mondo, Luciano Traina, fratello di Claudio Traina morto durante l’attentato a Borsellino, Antonio Vullo superstite alla strage di Borsellino (19/07/1992) e alcuni organi della politica come il Presidente del Consiglio Conte e il vicepresidente del consiglio e ministro dell’interno del Governo,  Matteo Salvini.

 

La giornata si è svolta con vari progetti  laboratoriali, di canto, di ballo e con monologhi organizzati dalle scuole e da alcuni youtuber famosi.

 

Morena Drago

“Squadra Mobile Palermo: L’avamposto degli uomini perduti” di G. De Caro e G. Anatra

Risvegliati giovane Palermo

Ora più che mai sento il bisogno di scrivere, In questi giorni che ci avvicinano alla fine di un lungo anno scolastico che ha visto me e i miei compagni protagonisti di tante esperienze e  ha regalato  nuovi stimoli per la nostra crescita culturale e personale. Per me è importante raccontare ciò che ho imparato più di qualsiasi altra cosa durante quest’ anno scolastico, ovvero l’Amore per la mia città!

Prima di ora non avevo mai alzato gli occhi per osservare quello che mi stava attorno. Tutto questo è stato possibile grazie all’esperienza di ASL ( sì, possono esserci anche dei lati positivi!)

Palermo è una donna, una madre e una figlia, perché con la sua indiscussa eleganza, la sua dolcezza e il suo protagonismo ci dona giorno per giorno dei nuovi motivi di orgoglio.

E proprio come una donna è stata più volte violata nella sua bellezza, nella sua purezza da quella bestia infame che è la criminalità, la Mafia.

Ed ecco come la nostra Palermo cade negli abissi, per l’Italia, per l’Europa ma ancora peggio per noi Siciliani.

Stanchi e pieni di vergogna ce ne andiamo in giro con il viso basso per evitare quella fatale domanda “Di Dove sei?” che ci vede costretti ad una risposta che avrà come conseguenza sempre il solito commento “Siciliani-Mafia”.

Come se tutta la Sicilia, come se la nostra Palermo si limitasse a tutto ciò.

Per questo ogni Siciliano tende ad emigrare, convinto che fuori ci sia la vera vita, come se lì fuori avessimo un nome e un cognome nostro. Senza avere la paura di essere giudicati e mal visti perché identificati con quest’indole criminale.

Noi ragazzi andiamo via; nessuno vuole più investire o studiare nella nostra città. Qualsiasi altra università è migliore della nostra. Ormai per noi è da considerare anormale chi decide di restare, perché il contesto in cui siamo cresciuti ci ha inculcato che in un futuro luogo di lavoro non avremo mai un posto dignitoso quanto chi ha una laurea nelle altre università.

E per me è sbagliato, perché anche la nostra Terra si merita di partorire grandi menti  e giovani che saranno il futuro. La nostra Palermo sente il bisogno di essere guardata con occhi diversi. Quegli stessi occhi che sto imparando ad aprire nel momento in cui ho lasciato a casa i miei pregiudizi e la mia paura e mi sono abbandonata alla bellezza della mia città. Inizialmente non ho sentito nulla, solo un gran frastuono… gente che parla al cellulare, coppie che litigano, bambini che piangono una sorte di marasma che si espande minuto per minuto. Poi all’improvviso ho notato come mettendo a tacere la mia mente e soprattutto la mia paura ho iniziato a sentire con il cuore la musica di quella cultura che nasce nella mia città già 2700 anni fa (circa). Basta girarsi intorno per vedere come ogni dominazione abbia lasciato una parte di sé che continua a vivere ancora oggi attraverso di noi.

Ho iniziato a guardare meno l’orologio e meno il cellulare e a camminare girando il volto sia a destra che a sinistra ed ho scoperto le meraviglie. Ogni vicolo è ricco di chiese, oratori, ville ed edifici che variano dallo stile Arabo-Normanno al Liberty.

Quanti sono i posti da  visitare e quanti ancora da conoscere!

Ma la nostra Palermo è  così ricca di contraddizioni…

È ricca di povertà e povera di carità, è piena di bellezza e vuota di gente che l’apprezza, c’è tanta brava gente che viene uccisa da poca mala gente. Forse oggi , assaporando un po’ di più la mia amata Palermo, mi sono resa conto di quanto i magistrati, i poliziotti e tutti coloro che hanno donato la loro vita per rendere la nostra città una città migliore non sono stati dei pazzi perché hanno scoperto ,ancora prima di me, la bellezza e l’hanno voluta preservare. Noi, come loro eredi, abbiamo il dovere di continuare a combattere per la nostra Terra. Alcuni ragazzi già si sono prodigati nel creare associazioni ed eventi che rivalutano molti monumenti, chiese e soprattutto molte zone della città con la speranza di dare una nuova coscienza agli adulti ma soprattutto alle nuove generazioni. Una di queste è la cooperativa ” Terradamare”, che ha seguito la mia classe nel percorso di ASL, e che ci ha regalato l’opportunità di vivere una zona (forse troppe volte denigrata) che è quella del mercato di Ballaró. Così ricca  e varia di  colori, profumi e vere e proprie opere d’Arte come la chiesa di S.Chiara, la chiesa del Carmine Maggiore e la Torre di San Nicolò. Delle bellezze senza tempo, a volte dimenticate. Il nostro percorso di formazioni si concluderà con l’esperienza di ” Ballaró Espò”, una delle tante iniziative sostenuta da tutte le associazioni della zona di Ballaró che rivendicano la specialità di quei luoghi.  Il 4-5-6 Maggio avremo l’opportunità di sperimentare sul campo cosa significa vivere, amare e far conoscere la propria città. Così come ci hanno trasmesso i ragazzi di Terradamare e tutte le altre persone che ci hanno accompagnati in questo percorso di “innamoramento” ( potremmo dire ) alla bellezza della nostra città di Palermo.

Penso che la coscienza del Siciliano che ama la sua città si possa racchiudere nel pensiero del nostro amato Sciascia, che da buon Siciliano  ha riconosciuto il potenziale della nostra Terra dicendo “ Incredibile è L’Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia.”

Rallo Maria Lucrezia, Liceo Scientifico Ernesto Basile 3C

 

Il dovere di cambiare le cose

Le notizie volano alla velocità della luce. Ormai niente è più eterno ,tutto scorre in modo inesorabile e più veloce del tempo.

Per questo molte volte informare ed informarsi sembra così semplice…

Basta un tweet ,una foto, una piccola didascalia o una gif e subito ci sentiamo aggiornati e a passo con i tempi. Ma conosciamo davvero tutto?

Purtroppo (o forse per fortuna) conosciamo solo un decimo di ciò che vero,di ciò che è.

È stato un ragazzo,proprio come me,proprio come tutti noi, a farmi capire che non sempre conosciamo tutta quanta la verità.

Questo ragazzo si chiama Muhammad Najem , ha 15 anni e vive a Goutha un sobborgo di Damasco (in Siria) che da anni viene continuamente bombardato dal regime di Assad e dai suoi alleati.

Muhammad ha i capelli color oro,un viso dolce e sporco dalla polvere e dei begli occhi vivi che nascondono una grande voglia di scoprire.

In pochissimo tempo ha perso tutto,suo padre,la sua scuola, i suoi amici… anzi no Muhammad ha perso molto di più: la sua libertà,la sua spensieratezza…

Insomma tutto ciò che può esserci di più caro a quest’età!

Ma non si è dato per vinto,anzi si è fatto forza ed ha deciso di raccontare la sua sopravvivenza utilizzando un social: Twitter.

In soli 140 caratteri e alcune fotografie riesce a mostrare il dramma della sua gente.

A differenza di numerosi blogger,YouTubers, Influencer che mostrano la loro ricchezza e fanno a gara per avere più follower, Muhammad chiede al mondo attenzioni e grida:Aiuto.

Com’è bello vedere nei numerosi video l’unione di questi ragazzi e ragazze senza distinzione che fanno sentire la loro voce.

Un video come ‘’WHAT ARE THE WISHES OF CILDREN IN THE NEW YEAR?’’ ne è la prova.

In questo caso è importante puntualizzare come i social network possano essere usati per cause importanti che vanno oltre quei stupidi video o quei post amati dal mondo del web.

Però purtroppo questi stessi video,queste fonti reali vanno oscurati anzi considerati troppo cruenti per bambini e adulti perché mostrano il vero volto della sofferenza.

Perché aver paura della realtà? Perché è molto più semplice guardare un film violento e non la distruzione,l’orrore che sta dietro casa nostra?

Perché è quella realtà che ci fa male, comoda da ignorare perché ci mette davanti ai nostri fallimenti.

L’intero fallimento del mondo che si piega alla guerra.

Una guerra ingiusta dove le principali vittime sono: bambini.

Molto spesso si pensa che parlare dei bambini colpiti dalla guerra sia un topos quotato. Il tipico argomento che fa colpo.

Per questo molte volte interventi come quelli di Roberto Saviano durante la trasmissione ‘Che tempo che fa’ di domenica 25/03/18 ha suscitato i commenti negativi e stereotipati di chi giudica quello che viene raccontato come un modo per attirare l’attenzione. A volte si confonde la verità con il buonismo. E il buonismo con il successo.

Goutha c’è,esiste.

Esistono i bambini che muoiono,quelli che non vedono la luce del sole da giorni, le famiglie decimate, i gas velenosi e le bombe.

Si,immagina,esiste anche questo.

Purtroppo non abbiamo i mezzi per sconfiggere la guerra, ma è nostro dovere e diritto conoscere e far conoscere la verità.

Senza vergogna,senza paura ma con un grande cuore.

#savegoutha

Rallo Maria Lucrezia (3C)

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: