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di Francesca Lo Giudice
A seguito del disegno di legge proposto dalla Senatrice del Partito democratico Cirinnà, ultimamente si è parlato e si parla ancora tanto di unioni civili fra coppie omosessuali. Nonostante l’approvazione della legge da parte del Senato avvenuta durante la giornata del 26/02/2016 dichiarata da Matteo Renzi come una “Giornata storica” poiché “ ha vinto l’amore”, i dissensi continuano ad esserci. L’Italia si è trovata obbligata a prendere una posizione per garantire dei diritti da tempo , giustamente, reclamati, ma in quest’ultimo periodo ho sentito italiani porsi questa domanda: “sono questi davvero i problemi di cui l’Italia si deve occupare?”
I malcontenti in Italia sono tanti e determinare quali siano le priorità è difficoltoso, poiché ci sarà sempre , anche una minoranza, che si troverà in disappunto su cosa sia più importante o meno. Innanzitutto vorrei sottolineare il fatto che non è l’essere omosessuali, come l’essere transgender, bisessuali un problema, ma una condizione di “genere”,sociale in cui l’individuo si ritrova, senza scegliere. Il problema sorge non appena vengono violati i diritti dell’individuo ,in questo caso il diritto all’amore, ad un amore legittimato. Ma è qui che penso sorga il dubbio: sono questi i diritti prioritari? Ci ritroviamo in un paese in cui la gente muore di fame, sempre più persone perdono il posto di lavoro e si tolgono la vita perché disperati, rimasti senza speranza, nel più dei casi con figli a carico. Non penso, quindi, che le unioni civili e la step-child adoption (altro argomento su cui mi riservo di parlare prossimamente) siano più importanti di altre problematiche, però penso che non esistano diritti di serie A e di serie B, ma solo diritti, inviolabili, e concederli o meno, ormai, dipende dalla volontà di chi noi eleggiamo. Nel caso della povertà, ad esempio, c’é da dire che per garantire il diritto ad una condizione economica dignitosa per ogni cittadino, non bastano delle “concessioni”, delle leggi discusse in Parlamento,ma affinché il popolo possa rialzarsi bisogna che sia lo Stato ad indebitarsi per il suo popolo. Ahimè, però, facciamo parte di uno stato in cui ogni parlamentare guadagna 80 mila euro l’anno esentasse, uno stato in cui i deputati si battono ed alzano barricate contro il taglio dei loro stipendi in nome di diritti acquisiti e non per il popolo.
E allora, vi dirò, invece di scendere in piazza per il Family-Day contro le unioni civili fra coppie che oltre ad essere dello stesso sesso,cosa più importante, si amano, Il Family-Day organizziamolo per tutte le Famiglie che non arrivano a fine mese e che patiscono giornalmente; dall’altro lato, invece di organizzare gay pride che comportano onerose spese e fanno vedere gli omosessuali esclusivamente come esibizionisti puri, cerchiamo di canalizzare quelle risorse in senso più proficuo, perché uno stato che non investe ed indebita per il bene del suo popolo, non è degno di essere definito tale.

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