tempo

di Edoardo Alaimo

Questo articolo vuole solleticare le menti di chi legge, la criticità, e anche mettere in dubbio molte delle nostre certezze.

Ognuno di noi può saper molto di molto: e sebbene sia difficile saper tutto di tutto, o c’è chi ammette che sia anche impossibile, si può pensare di conoscer a pieno degli argomenti. Basti pensare alle grandi conoscenze che abbiamo oggi, soprattutto in fisica, ed alla scoperta recente delle onde gravitazionali (che ancora hanno bisogno di una teoria delucidante) la quale tanto ci rende fieri di aver vissuto in questo secolo. Ma in un certo senso, sembra difficile contestare che conosciamo “molto”: se non avessimo conosciuto abbastanza, già nel 1969, avrebbero davvero fatto partire la missione Apollo 11, rischiando così le vite di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, rovinando le loro famiglie?

Questo è un discorso che riprenderemo più in là, in quanto ha delle importanti rivelazioni.

Ad ogni modo, torniamo ora in uno scenario più terreno: torniamo alla normalità. A noi, a casa nostra, di sabato, che ci prepariamo per uscire, per divertirci con gli amici, o per qualunque altra cosa. A noi che almeno in quel momento di sicuro non vogliamo pensare alla scienza, e alle milioni di pagine che la rendono, di sabato, un pelino noiosa. In caso di ragazza, magari vi truccate pure: e poi si scende, sicuri che comunque, se si fanno le cose in modo corretto -il che è tutto dire, in quanto ogni parola, ogni gesto può interferire, ma lasciamo questo per altre considerazioni- ci si può solo divertire, con una piacevole giornata. Magari conoscer nuove persone, e magari in un momento in cui si è single, e lascio al lettore la fantasia di immaginar la scena.

Ovviamente, sto divagando. Ma anche in questo scenario, è come se ignorassimo la nostra terra: si è ignari che è proprio il nostro pianeta a poterci rovinare la giornata. Basta del forte vento e pioggia al momento giusto, ed addio trucco, e dolci aspettative. Nulla toglie che questo scenario possa essere più divertente di uno scenario più usuale, però il mio ragionamento vuole puntare ad altro. Noi comuni mortali non pensiamo a quella possibilità -in cui il tempo si riveli assurdo, come una tempesta al momento sbagliato- o perché ci renderebbe pessimisti, o perché siamo pronti ad ogni evenienza, o, forse, perché in seguito a ricerche, sappiamo che il tempo, sia una cosa impossibile da conoscere.

Ciò suscita la seguente domanda: come si può mandare satelliti attorno la terra, gente sulla luna, e anticipare eclissi solari in un futuro lontano migliaia di anni con una certezza quasi perfetta, e non saper predire nemmeno come il vento soffierà nelle prossime ore, in modo affidabile?

Come può l’uomo conoscere certi movimenti cosmici, lontani milioni di Km, o persino anni luce da noi, che riguardano corpi immensi, e non invece conoscere il tempo e le condizioni atmosferiche, che capitano nella stessa troposfera in cui vive giorno dopo giorno?

Sembra un paradosso, ma in realtà non lo è: ha a che fare con i limiti dell’uomo riguardo le sue conoscenze, e le sue possibilità di conoscere il mondo circostante. Pensiamo al sistema solare: siamo capaci di conoscere con una precisione da invidia la velocità, la posizione, le influenze in un determinato istante degli 8 pianeti attualmente conosciuti in orbita al sole, solo conoscendo poche variabili, tra le quali la loro posizione iniziale, ed applicando poche ma utili formule gravitazionali. Ma per poter conoscere la condizione climatica della nostra città, dovremmo avere disposizione una quantità infinitamente più grande di variabili: dovremmo conoscere completamente ed esattamente la condizione e temperatura di ogni punto della terra e di ogni molecola, e conoscere inoltre come esse si influenzeranno, e quale sarà la loro immediata risposta reciproca. Questo rende già complicatissimo il lavoro dei meteorologi per predire il tempo nei prossimi giorni, lasciamo stare nelle seguenti settimane. Ed il motivo è semplice: ogni cosa sulla faccia della terra, da un vulcano che brontola, ad un orso che corre, ad un bimbo che cade, influenza il corso degli eventi e di come le molecole reagiranno l’una con l’altra sulla terra: conoscere ognuno fenomeni terrestri è qualcosa di impossibile per qualunque computer, e per predire correttamente il futuro del clima, dovremmo non solo avere a disposizione ogni fenomeno, persino il più caotico, in modo certo, ma anche studiare il movimento dei 100 mila miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di atomi sulla terra.

Ad ogni modo non dobbiamo parlare di tutti questi numeri: ma parliamo di qualcosa di semplice che ha reso celebre il foglio sulle scienze atmosferiche di Edward N. Lorenz, che cito in fondo, con il titolo: “La prevedibilità: Il battere delle ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas?”

Ovviamente, un soggetto così provocatorio ha bisogno di alcuni chiarimenti, e per questo consiglio di leggere tale archivio scientifico, che non punta ad esser ironico, ma un vero trattato di scienza, o dell’impossibilità di conoscere sul serio.

Lorenz mostra che l’atmosfera terrestre ai nostri occhi è, quasi certamente, terribilmente instabile, in quanto ogni fenomeno può variare, nel corso degli anni, l’andazzo degli eventi, e dunque del clima. E la cosa più spaventosa è che noi non siamo certi nemmeno delle cose più semplici, come le nuvole: un errore di qualche micrometro sulla loro posizione iniziale, può ingigantirsi già in poche ore dalla prima misurazione, per nostre mancanze, o anche eventi passati. Ogni piccolo errore, in secoli, può determinare condizioni anche catastrofiche, tempeste o tornadi, e per quello Lorenz usa come esempio l’esile battito di una farfalla, che magari scatena un tornado in un posto lontanissimo nella terra, secoli dopo. Questo da solo giustificherebbe la nostra incapacità di prevedere il tempo: è impossibile conoscere ogni condizione iniziale della terra, e sappiamo per certo che interferiranno con le previsioni. E detto nei termini della Teoria del Caos, che nacque con E. N. Lorenz stesso, la terra sarà sempre sensibile alle sue condizioni iniziali, e ciò è ormai noto come il famoso “effetto farfalla”. E le stesse condizioni iniziali saranno sempre approssimate. Le equazioni di Lorenz nasceranno per questa necessità, non per conoscere esattamente il clima: potremmo dedurre che descrivono più la nostra incapacità di conoscere le condizioni particolari terrestri in un determinato momento nel futuro.

Questa Teoria ha aperto orizzonti in innumerevoli campi terrestri: delle considerazioni apparentemente cupe, come il non poter conoscere esattamente qualcosa, hanno dato modo all’uomo di ampliare i propri orizzonti di scienza.

 

Per noi l’universo è pieno di misteri, ma lo conosciamo piuttosto bene: invece, molte cose come la struttura della materia o nel caso qui presentato, il clima, rimangono un mistero della quale conoscenza assoluta, con ogni evenienza, saremo sempre negati.

L’uomo però, adora prepararsi a scenari sconosciuti o ignoti: ci fa pensare quanto siano importanti i limiti delle nostre conoscenze.

E a questo riferimento, torno al discorso sui nostri astronomi della missione Apollo 11: Neil Armstrong e Edwin “Buzz” Aldrin, che camminarono per primi sulla superficie lunare, assieme al comandante che rimase a bordo del modulo di comando “Columbia”, Michael Collins, spesso dimenticato ma ugualmente importante. La verità riguardo al viaggio è che la NASA, non ebbe alcuna certezza se gli uomini in viaggio sarebbero sopravvissuti per il ritorno. Due giorni prima dell’allunaggio del 20 Luglio 1969, nel quale il modulo lunare Eagle atterrò con i due astronauti, iniziando a raccogliere pietre e informazioni, William Safire scrisse un discorso per l’allora presidente R. Nixon. Nel caso in cui l’Apollo 11 si fosse rivelato un disastro, nel caso in cui Neil e Buzz fossero stati relegati sul suolo lunare, terminando gli ultimi istanti della loro vita. Per fortuna Nixon non ha mai letto il discorso di W. Safire al mondo, ma leggerlo ora, pensando che i due, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin sarebbero potuti rimanere in silenzio sulla luna, morenti, probabilmente con l’ultima azione di abbracciarsi, e di suicidarsi per evitare le sofferenze della fame, è agghiacciante. Cito in seguito una fonte per il discorso.

In conclusione, la ricerca dell’uomo per migliorare le proprie condizioni, ed il proprio benessere, sarà un interminabile e coraggioso viaggio verso i misteri.

Si può esser sconsolati di esser nati ora: e che l’unica cosa che si può fare, pensando agli uomini del futuro, è solo predire quello che conosceranno in più di noi. Ma la nostra presenza nella catena degli eventi è chiave: possiamo aiutare l’umanità nella sua impresa, sorridere alla storia, contribuirne. E possiamo agitare la mano, e pensare che la perturbazione delle molecole d’aria appena causata, in un futuro lontanissimo, possa causare un vento leggero, una brezza che carezzerà gli uomini ovunque nel pianeta.

O forse, distruggendoli con un tornado. Ma speriamo di no.

 

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