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di Francesca Lo Giudice

Ogni 21 marzo, equinozio di primavera, l’associazione “Libera” celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Ponti di memoria, Luoghi di impegno”, questo è il nome dell’evento che ha visto Messina, in questo 21 Marzo 2016, come “ponte di memoria”, un ponte che ha investito molte città italiane, per ricordare che la mafia non fa parte soltanto di noi siciliani e della nostra storia, ma di tutta una Nazione che ha il dovere di denunciare e impegnarsi attivamente contro questa piaga sociale. Dopo un lungo corteo ed un percorso verso la Piazza principale di ognuna delle città partecipanti, oltre 30mila manifestanti, studenti, professori e parenti delle vittime a Messina, 8mila a Reggio Emilia, più di 10mila a Torino, 40mila a Napoli, 15mila ad Aversa, oltre 10mila a Perugia e a Firenze, Imperia, Fano, Roma e Sestu, si sono ritrovati nel silenzio del ricordo ad assistere alla lettura dei 900 nomi di coloro i quali oggi non ci sono più per mano mafiosa. 900 nomi, alcuni conosciuti da tutti, altri un po’ meno ed altri ancora totalmente sconosciuti ai molti. Nomi che hanno riportato alla mente di chi ascoltava un ricordo, un’emozione, il dolore, la rabbia. Rabbia nei confronti di una tutela mancata da parte di uno Stato che si professa garante nei confronti del cittadino, ma che poi, in fondo, a volte ha preferito non agire, aspettare, lasciando che la mafia agisse “alla luce del sole”, stesso sole che accecando i molti, non ha permesso per molto tempo di capire le dinamiche di cosa nostra,stidda, sacra corona unita, ‘ndrangheta,camorra. 
Ciò che è stato più volte sottolineato,durante la diretta streaming della lettura avvenuta a Messina, è che anche tra le vittime, spesso,si è fatta una distinzione: le vittime più popolari, di serie A e quelle meno, di serie B, ma ciò che noi in realtà abbiamo il dovere di ricordare è che tutti questi nomi hanno una dignità e devono avere rispetto in quanto vittime innocenti. Oggi, ahimè, possiamo dire che ogni vittima ha contribuito alla formazione di coscienze; ma era davvero necessario che 900 persone versassero il loro sangue per “svegliare” un popolo? Ed è normale dopo tutto questo sangue ed anni di terrore si debba fare ancora sensibilizzazione?
Io non credo e ciò è inaccettabile, ma le dinamiche sociali sono più complesse di come appaiono, ogni piccolo passo è una vittoria e ciò lo si può cogliere anche da una affermazione di Don Ciotti, fondatore e leader di Libera: “Nel 1996 abbiamo raccolto un milione di firme per chiedere la confisca e l’uso sociale dei beni sequestrati. Dei passi avanti si sono fatti. Il problema ancora una volta è l’accelerazione e le priorità che il parlamento deve dare per permettere più chiarezza, più velocità e più trasparenza. C’è una grande riforma da fare in Italia quella della nostra coscienza”.
Che il 21 Marzo non sia soltanto un giornata di Memoria, ma un giorno di pentimento, di esami di coscienza. Siamo noi gli artefici di ciò che ci circonda e dobbiamo ricordare che in questi trent’anni abbiamo raccolto l’eredità di chi ha seminato col sangue un terreno arido che lentamente, progressivamente ed incessantemente ha cominciato a dare i suoi frutti.
Noi no, non possiamo permettere che tutto ciò riaccada e per questo abbiamo il dovere morale di ricordare e lottare affinché questi 900 nomi non vengano riletti, ogni anno, vanamente.

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