I ragazzi degli anni ’90 incontrano i ragazzi di oggi

Si è tenuto, giorno 21 Maggio, presso il Liceo Ernesto Basile, un incontro “speciale”, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.

Gli  studenti del 1992 che oggi sono nostri insegnanti, hanno dialogato con noi giovani di oggi per descriverci quegli anni tremendi che culminarono con le stragi del ’92. All’incontro, hanno partecipato, oltre al nostro Preside, prof. Fabio Passiglia, anche le prof.sse Nicole Oliveri , Tiziana Scelsa, Deborah Staropoli , i proff. Luigi Mazza, Alessandro Chiolo e Giuseppe Scaglione.  Alla manifestazione, gemellato virtualmente,  ha partecipato anche l’I.C. Settembrini di Maddaloni (Caserta), rappresentato dalla Dirigente Scolastica Tiziana D’Errico.

Alla fine della manifestazione, dopo avere ascoltato un brano su Vito Schifani scritto e cantato da alcuni studenti del nostro Istituto, in uno dei balconi della palazzina B, è stato steso un lenzuolo bianco, in segno di protesta e resistenza nei confronti della mafia.

Ecco cosa abbiamo appreso da questo proficuo incontro.

Ormai oggi si parla liberamente di mafia: tv, radio, giornali, social media sono tutti canali in cui ognuno esprime la propria opinione sull’argomento senza la paura di dover dire qualcosa di scottante.  A dire il vero i dibattiti sono volutamente accesi per tenere ancora vivo il ricordo di chi si è sacrificato per la nostra terra. Ma è davvero sempre stato così?  Le voci che ricordano questi “martiri della giustizia” sono davvero sempre state così forti? La risposta è un grande, grandissimo, no! E’ emerso anche questo dalle testimonianze dei giovani degli anni ’90; La paura e il terrore regnavano sovrani in un mare di indifferenza, un’indifferenza generale che era appunto figlia della situazione della Sicilia e soprattutto della Palermo anni 90’. Tra le strade vigeva una certa tensione causata dai continui controlli delle forze dell’ordine. Le più normali attività quotidiane venivano marcate da un certo timore e una certa preoccupazione.  Nelle scuole la parola “mafia” era quasi un tabù (a parte qualche insegnante particolarmente illuminato), mentre la stampa faceva passare per semplici fatti di cronaca quelli che invece erano molto di più. La giustizia agiva come riteneva opportuno, ma per sconfiggere quel mostro chiamato mafia, non bastavano soltanto delle basilari ricerche, indagini, serviva anche altro: qualcosa che veramente scuotesse l’animo delle persone che intanto si lasciavano scorrere addosso il sangue di migliaia di innocenti; serviva aprire gli occhi! Dopo anni e anni di soprusi bisognava rendersi conto di ciò che stava accadendo e cercare in tutti i modi di lottare con le unghie e con i denti per far prevalere un po’ di giustizia. Qualcosa però successe. Qualcuno potrà affermare “come un fulmine a ciel sereno”, ma no, non è così. Esiste un detto, prevenire è meglio che curare. Le dita incrociate di Antonio Montinaro sulla Quarto Savona 15 sono la testimonianza di tutto.  La testimonianza dell’inevitabile a cui quella continua indifferenza generale aveva portato: alle ore 17:58 del 23 maggio 1992, 500 kg di tritolo facevano saltare in aria le tre Crome blindate in una delle quali si trovava Giovanni Falcone .  Alle 17:58 di quel giorno, mentre qualcuno si divertiva con amici, beveva un caffè o  leggeva un giornale in tutta tranquillità  c’erano persone, con anche una famiglia alle spalle, che morivano proprio per aver “osato” difendere la propria gente, la propria città, la propria terra. Elicotteri, sirene, urla: il caos e la confusione travolgevano e infiammavano Palermo e i nostri proff. che all’epoca avevano più o meno la nostra età oggi, ricordano perfettamente cosa stessero facendo in quel preciso istante in cui appresero la notizia.  C’è da riflettere, fermarsi un attimo e pensare. Forse proprio questo spinse finalmente ad aprire gli occhi a molta gente, che per tanto tempo era stata in letargo; fino ad oggi in cui le scuole fanno da palcoscenico a testimonianze di familiari vittime di mafia attraverso  attività legate alla legalità. “Gli uomini passano, ma le idee restano”, recitavano gli slogan più in voga al momento, come per sottolineare il fatto che nonostante Giovanni Falcone , Paolo Borsellino (che verrà assassinato in visita alla madre) e tutti coloro che avevano provato a sconfiggere la mafia fossero morti, avessero lasciato aleggiare le proprie anime ancora oggi attorno a noi.

REALIZZATO DAGLI ALUNNI DELLA 3°A

FRANCESCO DE LUCA

RICCARDO BRANCATO

GIULIA STADERELLI