Il conformismo è il carcere della libertà e il nemico della crescita” diceva John Kennedy, ed aveva perfettamente ragione; le etichette ci rendono schiavi dell’immagine che ci costruiamo di noi stessi e di una società di cui non ci sentiamo veramente parte.

Ma cosa è il conformismo?

Con il termine conformismo si fa riferimento a un atteggiamento o una tendenza ad adeguarsi o omologarsi alla maggioranza cedendo alle pressioni sociali che rendono l’individuo simile al gruppo anche a costo di negare l’evidenza pur di essere conformi e quindi accettati, ipotesi confermata dall’esperimento di Solomon Asch in cui un soggetto, ignaro di trovarsi in un gruppo composto da 7 complici, pur di essere accettato dal gruppo iniziava a rispondere in maniera palesemente scorretta per omologarsi.

Tale atteggiamento si può notare in vari ambiti e situazioni, come ad esempio  nel modo di vestire (vanno di moda le vans? mettono tutti le vans.), di parlare (va di moda chiamare tutti “zio”? Tutti chiamano tutti così), nella musica (va di moda la trap? tutti ascoltano questo), nei rapporti sociali (per essere accettato dalla società devi avere per forza un buon numero di follower) e tante altre.

Ma da cosa deriva questo atteggiamento?

Degli studi condotti da molti sociologi e psicologi hanno affermato che l’origine del conformismo risiede nella stessa natura umana e che derivi dalla paura dell’individuo di essere escluso dalla collettività, ed è proprio per questo che esso si nasconde tramite un “comportamente mimetico” nell’ambiente sociale nel quale vive, assumendo nel farlo comportamenti più comuni e tipici della collettività per ricevere il senso di protezione che ne deriva ed anche per paura di sbagliare o di essere considerati strani/diversi.

Oggi come oggi il conformismo è particolarmente evidente a livello di contenuti ed atteggiamenti nei social network, che sono molto più conformisti di quello che pensiamo. 

Essi sono delle piazze virtuali di comunicazione in cui chiunque può avere libero accesso e la possibilità di modificare o celare la propria identità, sono inoltre un mezzo per fare nuove conoscenze ed esporre la propria opinione, rispecchiando ed amplificando molte dinamiche sociali.

Secondo il sociologo Gerd Gigerenzer esiste una “legge” del conformismo sociale, alla quale pochi sanno sottrarsi, che è: “non rompere le righe”.

Sappiamo molto bene quanto il web possa rivelarsi ostile nei confronti dei pensieri controcorrente (si pensi al cyberbullismo) ed è proprio questa ostilità che spinge l’individuo, quando percepisce che una certa opinione è condivisa dalla maggioranza del gruppo al quale appartiene, a conformarsi ad essa, non solo rinunciando alla propria libertà d’espressione ma scegliendo il silenzio e l’omologazione.

Quindi, come possiamo distaccarci dal conformismo? O meglio, come possiamo essere quello che siamo senza la paura di ricevere l’etichetta di “conformista”?

La parola chiave è: “spontaneità”, in poche parole, essere noi stessi senza farci influenzare dalle opinioni altrui e dalle credenze comuni, proprio come quando eravamo dei bambini che mostrano chi sono con purezza e semplicità.

Tutti quanti abbiamo davanti a noi tre strade che portano il nome di: conformismo, anticonformismo (atteggiamento di avversione verso ciò che è comune e che ultimamente sta diventando anche essso un forma di conformismo) ed originalità; scegliere quale seguire spetta a noi e dobbiamo farlo ricordandoci un concetto di vitale importanza: siamo noi i padroni della nostra mente non gli altri.

Dobbiamo smetterla di credere che essere diversi ci rende sbagliati, non è così, essere diversi ci rende unici.


PCTO Giornalismo

Classe III A

Alida Barsalona, Sofia Russo,

Danilo Cammuca, Gabriele Ardizzone,

Anastasia Ragusa, Francesco De Luca,

Stefano India, Riccardo Brancato