IMG_2041In queste difficili settimane passo le mie giornate tra lezioni on line con i miei studenti, letture, fotografia (per quel che è possibile) e scrittura. Inutile dire che probabilmente con lo stare a casa, anche il tempo passato sui social è aumentato esponenzialmente proprio perché i social mi permettono di tenere una sorta di cordone ombelicale con il mondo esterno. Leggo le notizie anche se preferisco affidarmi a giornali e telegiornali, ma soprattutto frequento forum, leggo commenti, pareri e guardo immagini. Si, mi capita in questi giorni di vedere tantissime fotografie postate da migliaia di utenti su quei forum che si sono creati solo qualche settimana fa e che vantano già migliaia e migliaia di iscritti. Sono i forum relativi alla pandemia, sono i forum in cui spesso c’è gente che scrive di volere un abbraccio virtuale perché sola a casa o in cui appaiono le foto di quei medici e di quegli infermieri che combattono in prima linea. È guardando proprio queste ultime foto che mi sono soffermato a guardare gli occhi dei soggetti ritratti. Le mascherine impediscono di cogliere i tratti dei volti, un sorriso o altro, ma quegli occhi no, quegli occhi sono davvero lo specchio dell’anima, sono occhi di chi sta sorridendo per dare coraggio a chi si soffermerà a guardare dall’altro lato del pc quello sguardo, sono occhi stanchi e disperati di chi sta utilizzando tutte le sue forze per assistere chi è ammalato, occhi di speranza, occhi di sconforto e stanchezza. Sono gli occhi di chi non mente, gli occhi che parlano, gli occhi che purtroppo, la nostra società aveva smesso di guardare. Io non so quando tutto questo finirà ma credo che la società che ne verrà fuori sarà una società migliore, una società all’interno di cui ognuno di noi avrà avuto il tempo di riappropriarsi del proprio tempo ed in cui, mi auguro, ognuno di noi avrà riacquisito la capacità di guardare negli occhi la gente, leggendo in quegli occhi l’anima di chi ha dinnanzi. Mi auguro che quando tutto questo sarà finito, ognuno di noi avrà acquisito la capacità di apprezzare gli altri, il loro fare, il loro lavoro; ma mi auguro soprattutto che ognuno avrà acquisito la capacità di considerare il proprio essere, il proprio fare e il proprio lavoro non come fine a se stesso ma come qualcosa di utile, di importante per l’altro. Gli occhi non ingannano ma ognuno di quegli sguardi sembra dire “io sono qui per te, non temere”. Penso sia questo uno dei più importanti insegnamenti che dovremo imparare da tutto questo. Le foto postate sui social sono le foto delle persone più svariate, che si occupano delle cosa più svariate ma che offrono se stesse agli altri: sono gli occhi di medici e infermieri ma sono anche gli occhi delle cassiere dei supermercati che continuano a lavorare, sono gli occhi dei camionisti che assicurano gli approvvigionamenti, sono  gli occhi di quei docenti che impegnando i ragazzi tengono in piedi un’istituzione scolastica che avrebbe rischiato, col suo crollo di fare  precipitare la società e la ragione nell’oblio, sono gli occhi delle persone che igienizzano e fanno le pulizie per permettere agli altri di lavorare aumentandone il livello di sicurezza, sono gli occhi degli uomini delle forze dell’ordine che continuano a stare in strada per assicurarci che tutto vada bene, sono gli occhi di quei sacerdoti che confortano gli ammalati e tramite social portano nelle case Dio, la Sua Parola o il conforto del Santo Rosario, sono gli occhi di chi anonimamente e senza clamore ogni giorno si sveglia e va, nonostante tutto, a compiere il proprio dovere. Ognuno in questo Paese che si chiama Mondo, sembra stia cominciando a tornare all’essenza del proprio essere, sembra stia tornando a considerare se stesso non egoisticamente ma come un essere per l’altro, per il prossimo; credo che ognuno, in questi giorni, faccia ciò che deve fare non per se stesso, ma per gli altri, per la società in cui vive, per il mondo cui appartiene perché sa, che mai come oggi, anche quella sua piccolissima parte può cambiare le cose. È questa la più grande lezione che dovremmo imparare da questa calamità: non siamo nati per stare soli, non siamo nati per essere individui, non siamo nati per essere egoisti, quanto piuttosto per essere “persone”, essere in relazione con gli altri ed essere soprattutto per gli altri. Mi auguro che in quest’ottica anche chi, fino ad ora, ostinatamente, egoisticamente e incoscientemente, ha continuato ad uscire di casa infischiandosene dei decreti ma soprattutto proprio degli altri, si faccia un esame di coscienza e capisca quanto in questo momento, più che mai, da ogni nostro comportamento derivano conseguenze che investono l’intera società, che non riguardano solo noi ma tutti quelli che ci stanno vicino e non solo. Mi auguro che quando tutto questo sarà finito, avremo imparato a guardarci e a leggerci negli occhi, apprezzando il fare qualcosa di ognuno di noi, quel fare che se ognuno facesse con l’amore con cui lo sta compiendo adesso, ci permetterà sicuramente di vivere meglio.  Mi auguro che all’alba di un futuro roseo nuovo giorno, avremo imparato ad amarci un po’ di più amando noi stessi attraverso gli altri.