IMG_2041.jpg

Cari ragazzi,

non so di preciso da quanti giorni non ci vediamo, ma il tempo trascorso appare già come un’eternità. La difficile situazione ci impone di stare ad una distanza infinita che neanche un pc con la più veloce delle connessioni potrà mai azzerare. La scuola italiana sta vivendo un momento unico, straordinario ed eccezionale, difficile da gestire ma che ci auguriamo, tutti, passerà nel più breve tempo possibile. I docenti si sono resi operativi tramite pc e digitalizzazioni varie sin da subito e voi avete risposto, come sempre, in brevissimo tempo con la vostra presenza, il vostro supporto e il vostro Esserci. Ritengo che mai come adesso, ciò che sta accadendo a voi come studenti e a noi come docenti, ci stia facendo capire il vero significato di scuola, da intendere non come mera “lezione” ma come piccolo grande nucleo sociale fatto di rapporti umani. Lo so cari ragazzi, mancano anche a me i nostri sguardi, mi mancano i vostri occhi sgranati che mi fanno capire quando fermarmi durante la spiegazione o quando ripetere alcuni concetti che evidentemente non sono riuscito a rendere chiari, ma mi mancano anche quegli sguardi che sembrano dire “ancora prof., non si fermi, continui…”, mi manca lo stupirmi quando a fine lezione mi sento dire “peccato che sia finita prof. La lezione di oggi mi è piaciuta” oppure “un’altra ora l’avremmo fatta volentieri”.  Mi mancano le battute durante le nostre lezioni, mi manca imparare da voi la leggerezza dei vostri 18 anni e mi mancano le vostre domande. Mi manca quel brivido sulla schiena che provo ogni volta che qualcuno di voi alza il suo braccino e dice “prof. Posso farle una domanda? Ma non c’entra nulla con quello che stiamo dicendo…”, mi manca l’emozione di starvi dinnanzi e il brivido di mettermi ora dopo ora, giorno dopo giorno, in gioco insieme a voi. Mi mancano gli occhi lucidi, i nodi che ti salgono in gola quando si affrontano temi delicati, mi manca la vostra sensibilità che fa sentire tutti noi adulti un po’ più giovani, un po’ più vulnerabili e un po’ più umani, mi mancano gli abbracci emotivi che ci scambiamo senza toccarci ma che ci fanno stare a molto meno di un metro di distanza. Mi manca la scuola così come la vivo io, mi manca la scuola che da dietro un PC, difficilmente si potrà trasmettere ma che comunque, sono certo, tutti noi proveremo a farvi vivere come una delle tante stagioni della nostra e della vostra vita. Avete un po’ di paura? Non temete; abbiamo parlato tante volte della paura, abbiamo detto quanto non dobbiamo avere paura di avere paura e abbiamo sottolineato quanto l’avere paura ci renda umani, fragili, meravigliosamente persone. La paura va gestita e noi dobbiamo riuscire in questo, senza dunque lasciarci prendere dal panico. Ricordate che non siamo super eroi, ma persone normali, piccole, con le nostre fragilità e le nostre potenzialità; per questo vi invito a seguire le indicazioni dell’ISS: lasciate perdere i luoghi aggregativi, mostrate la vostra maturità all’Italia intera, rimanete a casa a leggere un buon libro, a vedere un bel documentario ad ascoltare un po’ di musica. Approfittate di questo difficile periodo, per ascoltare il silenzio ed  ascoltarvi, vi ritroverete, alla fine un po’ più grandi, un po’ più maturi, un po’ più amanti della vita e anche di quella scuola che da domani tutti noi apprezzeremo un po’ di più.

Con affetto il vostro prof. Chiolo A.