Non sempre è facile raccontare ciò che si prova, sopratutto se ciò che stai raccontando ti continua a distruggere lentamente da anni.

Perdere un padre,  non è semplicemente perdere un ”familiare”. Con la perdita di un padre si perde un punto di riferimento, una guida, un compagno, tutto ciò che si può sognare.

È stato questo che Loredana e Dorotea Mondo, figlie del grande Natale, mi hanno trasmesso lo scorso 22 Novembre durante un incontro a scuola. L’emozione era tanta, tutti noi studenti eravamo uniti da  un sentimento simile alla rabbia o forse più simile allo stupore.

Perché Natale è stato ucciso? Chi era Natale?

Natale è quello che oggi definiamo ”eroe” con l’unico super potere che differenzia gli UOMINI dai ”Quaquaraquà” ( come direbbe Sciascia!!) : Il CORAGGIO. Ha fatto della sua passione, il suo lavoro e del suo lavoro la sua missione. Era un poliziotto della Squadra Mobile di Palermo durante quella che è stata definita ”mattanza” o comunemente ”Seconda guerra di mafia”. Svolgeva il suo dovere in modo inarrestabile senza mai sottrarsi al suo dovere di poliziotto, marito e padre.

Troppo scomodo per ”Cosa Nostra”  che incombeva sul territorio Palermitano ed eliminava tutti coloro che potevano essere un ostacolo. Natale, così come tutti i suoi compagni, era il sasso nella scarpa di queste ”montagne di merda” ( chiamate così ”simpaticamente” dal nostro Peppino Impastato). Così  prima nel ’85 con l’attentato a Ninnì Cassarà dove muore anche Roberto Antiochia, Natale riesce a salvarsi per una volontà più grande di tutti noi.  Ma Palermo era proprio maledetta, se riuscivi a salvarti da un qualsiasi attentato era solo perché eri la ”talpa” per conto mafioso. Nessuno gioiva della momentanea salvezza di Natale, anzi lo uccisero comunque… con l’arma della parola. 

Solo tre anni dopo, degli ”esseri”,che di umano non hanno niente, lo uccisero brutalmente. Venne colpito alle spalle, con dei colpi di pistola secchi e diretti, privandolo del diritto della difesa, privandolo del diritto di conoscere il suo assassino per perdonarlo. In modo così meschino da indignare chiunque avesse un cuore.

Natale Mondo muore nel fiore dell’età, a 34 anni, sotto il portone di casa lasciando due bambine di cui era innamorato di 8 e 2 anni.

Ma Natale non era solo un poliziotto e si è visto bene durante la manifestazione in suo ricordo a distanza di 30 anni dalla sua scomparsa, che si è svolta il 14 Gennaio alla caserma Lungaro di Palermo.

Tantissimi compagni, amici di infanzia, colleghi hanno ricordato un uomo che andava oltre la divisa… un uomo capace di scherzare, di sorprendere, amante della vita e della verità. Che si è aggrappato fino alla fine ad un sogno, che gli ha dato la forza di continuare a vivere anche quando sembrava che la paura avesse il controllo: il SOGNO  di migliorare la nostra terra. 

Questo è Natale, un Uomo che tocca le corde della tua anima, mette in discussione quello che sei dandoti la forza di superare le convenzioni di una società che non è molto cambiata rispetto agli anni ’80.

Mi sento vicina a Natale e al suo sogno, e lo prendo come esempio di vita. Mi sento vicino a Dorotea e Loredana nel portare avanti la sua memoria anche nei piccoli gesti della vita quotidiana.

Perché lui continua a vivere nelle persone che ama, continua a vivere in tutti noi che decidiamo di fare la differenza. In chi preferisce la giustizia alle possibili corruzioni anche se potrebbero dare dei vantaggi. In chi ha il coraggio di credere nei propri sogni anche se costeranno dei sacrifici. Lui vivrà in ognuno di noi, che conoscendo la sua storia lo penserà ogni volta che ci mancherà il coraggio e grazie al suo ricordo lo ritroverà!

Lucrezia Rallo 3^C

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