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di Francesca Lo Giudice

«Io vi chiedo soltanto una cosa, come la chiedo ai miei figli: non siate indifferenti. Che uomo è un uomo che è indifferente quando la mafia ha riguardato e riguarda tanti di noi; quando se usciamo per le strade delle città e ci facciamo una passeggiata verso il centro passiamo dal luogo dove sono stati uccisi tanti uomini coraggiosi che si ribellavano alla mentalità mafiosa?
Il peccato più grande che si possa fare da cittadino è quello dell’indifferenza: essere indifferenti vuol dire rinunciare ad essere cittadini.
Ragazzi, impadronitevi del vostro futuro. La scuola è una delle basi per essere liberi, per avere la possibilità di ragionare con le vostre teste. Perché noi a Palermo abbiamo qualcosa di particolare. Non dobbiamo vergognarci della realtà, Palermo è stata ed è la capitale della mafia e dobbiamo fare i conti ogni giorno con questi problemi, ma la realtà è anche un’altra: una realtà buona che ha visto persone come Falcone, Borsellino, Libero Grassi, Montana che da siciliani non hanno chiuso gli occhi e hanno combattuto per portare avanti un’idea e un sogno di una Sicilia libera. E non parlo solo delle vittime, ma anche e soprattutto della gente comune che, nel silenzio, giornalmente, senza riflettori porta avanti un’idea di onestà e di coraggio.
É proprio nelle vostre idee che risiede la possibilità di affermarvi, a partire dall’impegno scolastico a partire da quando fra uno, due, tre anni vi troverete davanti un bivio: da un lato è possibile che vi si prospetti una scorciatoia,qualche politicante da strapazzo, piccolo boss mafioso, «ci penso io al tuo posto di lavoro» oppure «al tuo accesso all’università » «tu stai con me e io ti porto avanti, non ti preoccupare »; dall’altro lato avrete un’altra scelta, un’altra strada che non è una scorciatoia, ma una strada dritta, più lunga e certe volte in salita, ma è una strada di libertà, con le vostre forze. Fate qualsiasi cosa con le vostre forze, non vendetevi, non scegliete la prima strada. Ne ho conosciuti tanti di giovani che si sono venduti scegliendo la prima strada e poi sono entrati in questa spirale che li ha travolti quasi inconsapevolmente.» (Nino Di Matteo ,30/11/2015)
Chi è Nino Di Matteo?
Prima di questa conferenza, tenutasi presso il Liceo Scientifico “Ernesto Basile” di Palermo , avrei risposto che Di Matteo è un magistrato italiano da anni impegnato nelle inchieste sulla trattativa tra Stato e mafia, sui rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata e vittima di numerose minacce per mano mafiosa. Sebbene sia giusto, oggi non risponderei più in questo modo. Perché dimentichiamo che prima di essere un magistrato Nino Di Matteo è un Uomo. Sì, un Uomo costretto a vivere sotto scorta, costretto alla paura che è inevitabile, un Uomo costretto a vedersi negare lo stesso diritto alla libertà per cui combatte, ma pur sempre un Uomo. E per quanto oggi egli possa essere considerato una figura così lontana da noi gente comune, dovremmo capire che non è Nino Di Matteo ad essere una “mina vagante”, come oggi in molti lo definiscono, ma lo siamo tutti noi, nel senso negativo del termine, e lo saremo fino a quando accetteremo che la mafia si prenda gioco della vita di qualcuno, che sia un magistrato, un operaio o un giovane pieno di sogni e speranze.

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